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PRIGIONI E LIBERTA'(Appunti di viaggio)

Da poco è nata l’alba, annunciata dal suo chiarore che
sale dietro le montagne,la carrozza è popolata da vari gruppetti di studenti nella loro piena  fase adolescenziale ,si dirigono verso le loro incombenze scolastiche ,nelle prigioni  istituzionali,ancora tollerabili.

Sono ben assortiti nella tipologia , ogni gruppo diviso  con la sua
caratteristica e  personale tempra caratteriale.

Dietro di me il gruppetto dei caciaroni che fanno un
gran baccano, ragazzotti  in preda delle loro tempeste ormonali energetiche che sprizzano da tutti i pori,si accapigliano con  giochi di carte , a volte anche quasi   a darsele,  per qualche punto ingiustamente sottratto dall’avversario.

Davanti , sull’ala destra del vagone ,il gruppetto dei secchioni, sono inconfondibili nel loro aspetto, nel comportamento e  dalla presenza di libri  addosso ,ce ne potremmo accorgere da un km , con gran rapidita’ sottolineano , immersi nelle  ultime ripetizioni, con l’eccesso di zelo
della loro categoria,oppure per riempire le lacune didattiche del giorno
prima,ma a giudicare dalle loro facce direi che si tratta della prima ipotesi.

Il ragazzo occhialuto, che sembra il leader della sezione secchioneria, è alle prese con le sue  performance esibizionistiche davanti alle ragazzine sedute  vicine a lui,con la speranza forse, di asciare qualche segno della sua presenza.

Davanti a me, tra i sedili riesco a scorgere il viso di una ragazzina con un espressione tra un misto di tristezza e timidezza,solo a tratti accenna  una parentesi di sorriso,strappato dalla sua perenne espressione triste; il sorriso suscitato dall’esultazione dell’intellettualoide che  sventola il  suo libro per aria forse per la soddisfazzione  di aver raggiunto il traguardo didattico sperato.

L’attimo ilare presto perde l’effetto sul volto grave della ragazzina ma a farlo riaccendere ci pensa il mingherlino davanti a lei ,che avra’ forse piu’  capacita’comiche considerando che riesce a conquistare il risultato migliore rispetto all’altro, ottenendo un sorriso quasi perenne sul viso della  ragazzina, che sembra a un certo punto quasi sfoci in una risata piena.

Mi giungono i dolci profumi delle ragazze in fiore,i loro sorrisi di sole nel pieno splendore della loro adolescenza,nei loro discorsi a un certo punto sento pronunciare il tormentone che piu’ angoscia gli studenti liceali  e che caratterizza l’esordio nell’irto terreno della lingua latina,il famigerato ROSA ROSAE ROSA(qualcuno mi perdoni se ho commesso qualche errore),il principio che sfocera’ dopo nelle
terribili versioni di latino,che per fortuna non hanno mai rappresentato un mio problema didattico,da come si notera’ sopra..

E’ buffo notare i cicli  di vite degli umani ,che attraversano tutti le
stesse tappe e ognuno di loro la vive come una novita’ assoluta, mentre prima di loro tanti ci sono passati  e hanno fatto le stesse cose,ad  osservare quei ragazzi mentre sono presi dalle prime esperienze con la lingua latina,qualcuno potrebbe provare  anche un sentimento
di  tenerezza.

E’ una tappa inevitabile e imprescindibile di uno studente liceale che sia scientifico o classico,è come dire,facendo una trasposizione sociale,che un seguace accanito della filosofia di vita e della musica di Bob Marley non abbia i famosi  e tipici capelli cotonati e incatramati stile rasta,oppure che una DARK  non ascolti Marylin Manson.

Il baccano che tormenta le mie orecchie, soprattutto proveniente dalla bisca dietro di me,e i continui spintoni sul mio sedile
,cominciano a farmi realizzare la possibilita’di cambiare
scompartimento,e questa potesi trova pochi minuti  dopo la sua
realizzazzione, infatti mi alzo e mi dirigo verso aree dove regna un po’ piu’di silenzio e di tranqullita’ ,altrimenti non avrei neppure potuto completare questo racconto.

Attraverso il cordone che unisce i due vagoni e mi accorgo che, stivati in un angolo , c’è una coppietta alle prese con le loro effusioni e che stava sperimentando nuove posizioni quasi kamasutriche…

Infine raggiungo la mia meta,distrattamente un attimo spingo il mio sguardo attraverso il finestrino fin giu’  ,verso un  piccolo  terreno  piu’ in basso rispetto  all’altezza dei binari,i miei occhi  da lontano scorgono la figura di un  cane rinchiuso dentro una gabbia, che aveva assunto una posizione come di una conchiglia, avvinghiato su stesso, in spirale, quasi come  se quel suo corpo si fosse adattato alla gabbia ,alla sua condizione di recluso e si fosse ripiegato su se stesso,la gabbia è bella ampia ma è pur sempre una gabbia e in un attimo quell’immagine mi ha suscitato un piccolo pensiero sulla liberta’ ,sul diritto alla liberta’ ,che chiunque, qualsiasi essere vivente dovrebbe avere,(ovviamente
ad eccezzione di alcune pericolose categorie di umani),ma che invece oggi, sempre di piu’ siamo costretti a constatare non è cosi che funziona nella nostra bella societa’ cosiddetta evoluta, dove il nostro diritto di essere liberi ci è sempre piu’ negato,dove esistono prigioni e gabbie ad ogni livello che vogliamo osservare.

Dalla prigione della catena di montaggio di una fabbrica, alla prigione di un ricatto lavorativo a cui tocca sottostare nonostante i maltrattamenti  di un dittatoriale datore di lavoro, all’abuso di potere sulle nostre vite da parte  di un’ amministrazione pubblica bieca , cieca e ignorante,
che puo’ paralizzare e (fottersene) dei nostri diritti  e bisogni attraverso una stupida firma negata,o alle prigioni sentimentali,affettive,matrimoniali,dell’appartenenza a un gruppo,ma la lista sarebbe troppo lunga,resta da considerare  ed è la cosa piu’ terribile da  osservare ,che troppo spesso queste prigioni sono vissute  dalle persone ,senza avere nemmeno consapevolezza della loro esistenza,come se fosse questa la vita, che fosse normale cosi’, e cio’ è tremendamente triste agli occhi di  chi, ha pur solo un minimo spiraglio  di consapevolezza e liberta’ di pensiero,da chi ancora lotta per non permettere al sistema di degrado e corruzzione morale della
nostra societa’ moderna di farsi travolgere nella sua perversa spirale e
prendersi la propria anima , questa presunta societa’ evoluta che  per me ha solo una parvenza di modernita’ ,ma che sempre piu’ sta assumendo caratteri di ben piu’ oscuri periodi storici.

Liberamente tratto da:Gli spietati,BAUSTELLE,album:(I
mistici dell’occidente)

 

Vivere cosi’ senza pieta’, senza chiedersi il perché, come
il falco e la rugiada e non dubitare mai,

non avere alcuna proprieta’,rinnegare l’anima come i
sassi e i fili d’erba  non avere identita’.

Gli spietati salgono sul treno e non ritornano mai piu’
,non sono come noi, perduti antichi eroi,noi due

che al binario ci diciamo addio.

 

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